Categoria della settimana #3 – Oriente.

Anche questa settimana pensavate fossi sparita, ma l’erba cattiva non muore mai e quindi eccomi qui con il solito appuntamento (giuro che mi impegnerò a postare qualcosa in più) che unisco a un post di auguri a tutti voi, nella speranza che quest’anno sia ricco di eventi letterari, nuovi autori e nuovi capolavori, ma vi auguro anche cose belle personali e qualche gioia in più che alla fine non fanno mai male.

Questa sera parlo dell’oriente e sto un po’ sul cliché, ma forse nemmeno troppo. Il libro è Memorie di una geisha di Arthur Golden.

memorieTitolo: Memorie di una geisha

Autore: Arthur Golden

Pagine: 571

Editore: Tea

Anche solo per sentito dire, questo libro è conosciuto da tutti. E se non lo conoscete è perché abitate con le caprette di Heidi probabilmente.

Si tratta della storia vera (anche se la prendo un po’ con le pinze visto tutte le questione scaturite da questa pubblicazione) di una geisha appunto, Sayuri, che narra tutta la sua vita: dall’allontanamento da casa forzato, all’addestramento per diventare geisha (che non è una prostituta, non mettiamoci a litigare che vi meno), dalla sua sua crescita fisica ed emotva, fino all’indipendenza. Siamo nella seconda metà del ‘900, la Seconda Guerra Mondiale fa un po’ da sfondo e Sayuri è destinata a diventare la geisha più ricercata e voluta nell’intero Giappone.

Perché leggerlo? Perché uno dovrebbe leggere la storia di questa qui che fa cose, si addestra, intrattiene, vive in Giappone? Proprio perché è una storia vera (o comunque è basata su essa) ci si fa un’idea precisa di cos’era e com’era il Giappone in quei tempi. Sembra quasi di essere anni e anni indietro rispetto alla vita europea. Loro che mantengono i loro usi e costumi tradizionali (dal kimono alla casa con le porte scorrevoli (?)), un Paese comunque chiuso in ogni senso e che forse, proprio con questa storia, si apre un po’ di più agli occhi di noi occidentali, non abituati a tutto ciò. Perché per noi la tradizione è la festa in famiglia, la pasta a pranzo, il digestivo dopo il caffé e a pizza co a pummarola ncoppa.

Un paese rimasto chiuso per così tanto tempo ha conservato i suoi modi di vivere intatti (forse anche troppo in alcuni casi) e ha creato di conseguenza del mistero sulle sue origini. Proprio come la geisha, intesa da noi poveri occidentali capre dalla mente grande come un chicco di riso come una semplice prostituta. Credo sia uno dei luoghi comuni sul Giappone più sbagliati di questo mondo, insieme alla convinzione che i giapponesi vadano avanti a nigiri e sushi in generale.

Questa è una storia di sofferenza, sacrificio e dedizione. Una storia di una bambina, come mille altre in quei tempi, che diventa geisha affrontando anche una concorrenza spietata che non si ferma di fronte a bambine così piccole e soprattutto ben dotate come era Sayuri. Anzi, è un ottimo motivo per andare loro ancora più addosso.

Ripeto, quindi, perché leggerlo? Per trovare la convinzione di andare avanti e perseguire i propri obiettivi, per trovare la determinazione, perché se una semplice bambina è riuscita a diventare la geisha più famosa del Giappone (che sia una cosa bella o brutta sta a voi deciderlo) allora qualsiasi obiettivo della vostra vita è più che raggiungibile. Per avere una visione più chiara di un paese non troppo citato nei libri di storia, per cultura generale, per sapere cosa si combinaba a quei tempi.

Non ho detto nemmeno troppe cagate a sto giro.

A presto.

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