Pensieri e parole: Il segno della profezia – David Eddings.

Buongiorno bella gente! È davvero un bel periodo per me che finalmente riesco a tenere questo blog un po’ come volevo. Noioso, pieno di cose noiose e inutili e senza senso.

Oggi si parla di un libro che ho trovato dopo anni, che solo Amazon è riuscito a darmi e che non è davvero niente male. Gli amanti del fantasy classico probabilmente lo conoscono già e lo adorano come se fosse la sacra bibbia del nerd (molti considerano Tolkien il messia, ma c’è gente anche come me che i suoi libri non li digerisce molto). Sto parlando del Ciclo di Belgariad, in particolare de “Il segno della profezia” di David Eddings. Il volume che ho trovato io (e ringrazio ogni dio possibile) comprende “Il segno della profezia” e “La regina della magia”, i primi due romanzi della saga. Oggi vi parlerò del primo.

Il-ciclo-di-Belgariad.jpgTitolo: Il segno della profezia
Autore: David Eddings
Pagine: 263
Ediotre: Fanucci editore
Voto: ★★★★

Trama:
L’antico dio Aldur creò un gioiello prezioso rubando una pietra alle stelle e lo chiamo Globo. Questo gioiello ha poteri immensi e il dio Torak cerca di averlo tutto per sé per dominare il pianeta. Ma appena Torak tocca il Globo, quest’ultimo lo divora con le sue fiamme e ora Torak giace in un sonno profondo. Il suo discepolo prediletto, Zedar l’Apostata, progetta il suo ritorno e i suoi piani si intrecciano inevitabilmente con la vita Garion, un ragazzo cresciuto in una fattoria con la zia Pol, e il Vecchio Lupo che dovranno intraprendere un viaggio per impedire il ritorno di Torak.

Recensione:
Come schema narrativo questo libro è molto semplice: inizio tranquillo, situazione di “ecco, sta succedendo quello che avevamo predetto secoli fa” e infine l’inizio del lungo viaggio di città in città per trovare non si sa bene cosa o chi, ma bisogna trovarlo. Non facciamoci ingannare dalla semplicità del tutto, perché questo libro è magico, è trasportante, è meraviglioso. Nella sua semplicità è molto meglio di racconti che ho letto negli ultimi anni che mettono di mezzo talmente tante cose che alla fine si fa solo confusione.
Fin dal primo capitolo il signor Eddings (pace all’anima sua) fa un descrizione molto dettagliata sia dei luoghi che dei personaggi, che sono quelli, non cambiano, dà nomi e dà delle storie a ognuno di loro. Niente e nessuno è mai messo lì a caso senza uno scopo.

Signor Eddings lei mi sta molto simpatico.

Andando avanti con la storia ci sono dei piccoli colpi di scena (che risulteranno tali solo se leggete la mia trama e non quella che si può trovare su goodreads perché è piena di spoiler cattivi e violenti) che ci permettono anche di capire cosa caspiterina è successo mille anni prima e cosa deve succedere, o meglio, cosa bisogna impedire che accada.
E non pensate che sia noioso, che nessuno usi l’ironia solo perché il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1982. L’ironia e il cinismo esistevano già e la gente lo capiva molto meglio di adesso.
Un elemento di solito caratteristico, ma che manca (ma non ne sento la mancanza), è l’amore. La classica storia d’amore tra qualche personaggio. Qui abbiamo solo una cotta che è accennata sì e no per due righe. Sarà che il tutto è favorito dal fatto che il personaggio principale ha appena quattordici anni e che a quei tempi non si era promiscui come oggi.

Signor Eddings lei mi stupisce una volta di più.

La parte finale è il classico per eccellenza che però non fa mai male: vediamo tutti i personaggi che si imbarcano (letteralmente) verso una nuova parte della loro avventura, ma nel frattempo Garion ha scoperto da dove viene, cos’è successo alla sua famiglia e soprattutto chi sono davvero i suoi compagni di viaggio.

Se non si fosse capito, questo è il primo libro che davvero mi piace dopo anni e anni di lettura. Io sono una fissata con queste cose, con questo fantasy così classico che è dai tempi di Eragon che non mi divertivo così tanto leggendo un libro.
Ora scusatemi, ma devo prendere la mia tavola oujia e fare una lunga e serena chiacchierata con il signor Eddings, perché qualche difetto c’è: fino ad ora non ho visto ancora nessun drago.

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