Intervista a Salvatore Dimaggio – La riva invisibile del mare.

1 Salvatore Dimaggio- La riva invisibile del mareOgni tanto mi piace essere seria e parlare di argomenti attuali, mi piace confrontarmi con le persone e cercare di ampliare la mia visione. Salvatore Dimaggio  – fondatore di Africart – mi ha dato la magnifica possibilità di intervistarlo a proposito della migrazione e abbiamo parlato anche del suo saggio che uscirà il 22 giugno per la San Paolo editore: la riva invisibile del mare – con prefazione di Lia Quartapelle e postfazione di Piero Dominici. E’ stata una conversazione molto stimolante e che ha messo in dubbio molte delle cose che credevo di sapere sulla migrazione e i motivi per cui avviene. È stata un’esperienza molto utile per capire la vastità e il vero significato di questo avvenimento. Di seguito, l’intervista.

 

Come mai il tuo impegno in favore di una migliore conoscenza dell’Africa e dei fenomeni migratori ti ha portato a mettere in pausa il tuo sito Africart ed a dedicarti ad un libro?

Quando una cosa ti sta a cuore, inevitabilmente ti interessi e ti appassioni ad essa e finisci per conoscerla sempre meglio. Credo di essere arrivato ad un punto nel quale mi son reso conto che tutte le storie strazianti ed a volte surreali, tutti meccanismi criminali e molto più grandi di quanto non si creda, mi hanno portato ad intravedere la complessa, a volte sbalorditiva, macchina che si cela dietro le migrazioni. Ho acquisito la consapevolezza che ciò che comunemente in occidente crediamo di sapere su questo fenomeno sia falso o pesantemente distorto. Dunque l’organicità, che solo un libro consente, mi sembrava l’unica via per raccontare tutte queste vie misteriose percorse da uomini e da danaro, da business e da poteri di vario genere che vedono nel migrante che approda a Lampedusa solo la punta di un iceberg molto più vasto.
Ad ogni modo, il lavoro sul libro corre parallelamente ad altre cose, alla fine digiugno, ad esempio, interverrò ad un festival di studio sui fenomeni migratori che si terrà a Torino.

Il tuo saggio esce il mese prossimo. Di cosa parla?

Parlare delle migrazioni significa parlare di tutta la storia umana, ma io mi focalizzo sulle migrazioni che attraversano il mediterraneo verso l’Europa. Attraverso l’alternarsi di racconti ed analisi tento di tracciare un’anatomia del fenomeno migratorio non come “emergenza” momentanea, ma come grande fenomeno della nostra epoca, capace di ridisegnare il nostro pianeta. Mi interessa spiegare, attraverso storie, alle volte anche “forti” quei business, quelle connivenze opache, che muovono e consentono queste dinamiche… la migrazione non è un fatto che riguarda un mucchio di poverissimi e che, dunque, può intenerirci o infastidirci, ma incide poco sul nostro mondo occidentale. ma è un complesso e raffinato processo economico, culturale e sociale. Inevitabilmente dunque il discorso si allarga anche ad altri flussi migratori, a noi completamente sconosciuti. Mi sono impegnato a rendere il testo immediatamente comprensibile a chiunque, scorrevole ed avvincente, non per artificio, ma perché scoprire una parte totalmente celata delle dinamiche che muovono il nostro mondo (occidente incluso) è emozionante, in tutte le declinazioni del termine.

Quali sono le conseguenze della migrazione, secondo te? 

Sono davvero tante: una mescolanza culturale tra comunità che, a dispetto della globalizzazione, si ignorano completamente, ma anche potenziali tensioni sociali. Quasi nessuno studio in realtà è riuscito a dimostrare una correlazione tra immigrazione ed aumento della criminalità, ma gli immigrati sono spesso associati al crimine nell’immaginario comune. Ovviamente l’accoglienza dei migranti presenta una serie di sfide, e di pericoli, ma anche di opportunità. Il Canada, ad esempio, vede nella migrazione un’opportunità di crescita per la collettività e vasti gruppi di privati “sponsorizzano” la migrazione di singoli o famiglie e si offrono spontaneamente di accogliere in casa i migranti. Credo che nell’immediato noi siamo emotivamente portati a dividerci tra la paura dei migranti ed il desiderio di aiutare chi spesso viene da situazioni spaventose, ma esistono strumenti e consapevolezze in grado di farci comprendere con maggiore chiarezza l’impatto di questo fenomeno a lungo termine.

Hai detto che questo fenomeno potrebbe ridisegnare il nostro pianeta. In che modo?

Senza voler anticipare troppo sul libro, ci sono degli studi che dimostrano come alle migrazioni siano legati fenomeni di grande rilievo economico che hanno un impatto positivo senza precedenti sul nostro mondo. Ma il quadro del fenomeno è complesso e liquidarlo con un giudizio semplicisticamente positivo o negativo non ha senso. Ad esempio il fenomeno delle migrazioni si lega a doppio filo a quello della schiavitù. Questa piaga che sembrava relegata ai libri di storia è purtroppo più attuale che mai e finisce per essere paradossalmente sia causa che conseguenza di molti flussi migratori. Non dimentichiamo, poi, che l’Africa ha un potenziale di crescita che la maggior parte delle persone ignora, ma che è estremamente promettente. Noi europei siamo indietro nella creazione di partnership, ma Cina ed India fanno praticamente a gara nel creare rapporti commerciali con molti paesi africani.

Visto che il mio blog è seguito da molti giovani, come pensi che affrontino questo argomento?

Io credo che ci sia una grande voglia di capire quello che è probabilmente il più grande fenomeno storico dei nostri tempi. Il rischio è che spesso si possa scambiare l’urlo del politico che cerca di accaparrarsi voti, o la notizia sparata in modo isterico da un’agenzia di stampa, con la comprensione. La comprensione è un’altra cosa. Sia Lia Quartapelle (capogruppo PD Commissione Difesa della Camera) che Piero Dominici (sociologo e penna di Nova-Sole24Ore) autori delle due bellissime prefazione e postfazione notano acutamente che lo scopo del libro è quello di cercare di capire chi sono queste donne e uomini che arrivano. Se strappiamo il velo delle semplificazioni facili, noi non lo sappiamo e questa ignoranza è pericolosa. Più di una persona che ha potuto leggere il libro in anteprima mi ha detto che si legge tutto d’un fiato come un thriller. Questo mi fa piacere per due motivi. Innanzitutto, perché come autore sono lieto che il testo catturi, ma anche per un altro motivo più profondo: perché mi fa sperare di essere riuscito a trasmettere a chi legge l’emozione (in tutte le accezioni del termine) della ricerca della comprensione di queste dinamiche quasi sempre ingannevoli ed il piacere che il lettore condivida con me le vicende umane atroci e bellissime, crude, disperate e sorprendenti che racconto.

Credi che in futuro anche il nostro paese vedrà i migranti come un’occasione per crescere?

Io spero che nel tempo ci si abitui a non subire la globalizzazione, ma a farne parte in modo attivo. A non “fronteggiare” i flussi migratori, ma a comprendere maggiormente questo mondo, senza concentrarci ossessivamente solo su ciò che succede in Italia o al massimo negli USA. Non mi stancherò mai di ripetere che la comprensione è la chiave di tutto. Quando si comprende un fenomeno si prevengono i rischi e si colgono le opportunità. Ci sono sempre delle opportunità. A quel punto gli slogan e le urla divengono meno attraenti, quasi nauseanti e si comincia a ragionare in modo più lucido, più propositivo. Mettendo da parte i ragionamenti “sistemici”, una volta stavo parlando con un ragazzo molto simpatico che lavora per una ONG. So che è un grande appassionato della saga di Harry Potter e parlandomi di alcuni suoi coetanei scampati fortunosamente ad un naufragio, mi ha detto: “Loro hanno vissuto avventure e pericoli di fronte ai quali il maghetto avrebbe gettato la spugna.” Questa semplice battuta dimostra per me il grande potere dell’empatia. Quando conosci le avventure, i drammi, le gioie, gli amori, le perdite… ecco che questi uomini neri e misteriosi diventano un po’ meno lontani dal tuo mondo.

 

 

Le vere storie di queste persone che abbandonano tutto quello che hanno avuto e tutti coloro che hanno conosciuto sembrano essere sempre nascoste: un po’ dai media, un po’ dalla classe politica, un po’ anche da noi stessi che ci accontentiamo di quello che ci viene detto. Questo saggio è una grande possibilità per noi perché potrebbe essere la nostra occasione per aprire gli occhi, per ascoltare storie e capire chi sono davvero queste persone che arrivano nel nostro paese.

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