Pensieri e parole: “Gabbia del re” di Victoria Aveyard

Parliamo di una saga che sto leggendo, ma che non mi ha ancora convinto. Ci sono delle piccole cose, però, che mi lasciano pensare che leggerò anche l’ultimo volume.

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Titolo: Gabbia del re (Regina Rossa #3)
Autore:  Victoria Aveyard
Pagine: 480
Editore: Mondadori
Voto: 3,5
Iniziato il: 09/09/17
Finito il: 14/10/17
Trama:

Privata del suo potere e perseguitata dai tremendi errori commessi, Mare Barrow si ritrova prigioniera e in balia di Maven Calore, di cui un tempo era innamorata e che altro non ha fatto se non mentirle e tradirla. Diventato re, il ragazzo continua a tessere la tela ordita dalla madre morta per mantenere il controllo sul suo regno e sulla sua prigioniera. Mentre, a Palazzo, Mare cerca di resistere all’effetto della pietra silente, il suo improvvisato esercito di novisangue e rossi continua imperterrito a organizzarsi, a esercitarsi e a espandersi. Impaziente di uscire dall’ombra, infatti, si sta preparando a combattere. Dal canto suo, Cal, il principe esiliato che reclama il cuore di Mare, è pronto a tutto pur di riaverla con sé. In questo terzo e straordinario capitolo della serie “Regina rossa”, le alleanze di un tempo sono messe in discussione e – Mare lo sa bene – quando il sangue si rivolta contro il sangue potrebbe non rimanere nessuno a spegnere il fuoco che minaccia di distruggere completamente Norda

Recensione:

Va bene, va bene. Ammetto che questo volume mi ha fatto un pelino rivalutare l’intera situazione.

Ripartiamo con una Mare Barrow caduta nelle mani del nemico che la imprigiona in una cella sorvegliata da guardie con l’abilità di azzerare quelle degli altri. Più delle manette di pietra silente ai polsi.
La poverina è costretta a sei mesi di reclusione, prima di essere salvata, e ovviamente ne vede di tutti i colori: è utilizzata da Maven per una propaganda contro tutti i principi morali di Mare, è un premio che va mostrato in pubblico e, all’occasione, un animaletto da compagnia.

Ammetto che la parte della prigionia me l’aspettavo in qualche modo più cruda.Voglio dire, la sofferenza c’è, ma le descrizioni a singhiozzo e fatte non troppo bene, non rendono abbastanza l’idea secondo me.
Una delle novità che posso anticipare senza spoilerare nulla è questo libro ha più punti di vista. Non solo quello di Mare, ma anche quello di Evangeline – che ho amato –  e quello di Cameron. Scelta tattica e astuta, perché altrimenti sarebbe stata una palla colossale.

Quello che invece ho apprezzato molto sono state le scene delle battaglie. Ce ne sono due principali e la scrittrice ha dato prova del fatto che se vuole, sa descrivere. Non capisco perché in altre situazioni sia tutto striminzito, ma quando ho letto di queste battaglie mi sembrava di essere lì con loro. Ho percepito le loro ansie e le loro paure e il loro coraggio.
Senza quelle scene, il mio punteggio sarebbe stato un due, o un due e mezzo. Troppi drammi tra i protagonisti e la politica di questo ipotetico mondo non è spiegata nemmeno troppo bene quindi si fa un po’ di fatica a capire.
Il colpo di scena finale c’è, anche se intuisce molto prima della fine. Fa solo presagire che ci sarà più di un cuore spezzato nell’ultimo libro.

Nel complesso credo che come saga non la consiglierei troppo, ma se ormai cel’avete sullo scaffale, leggetelo. Quando non avrete altro, quando sarete annoiati o quando avrete bisogno di staccare un po’.

 

Citazione preferita:

“E’ terrorizzato. Per un secondo, ne sono felice. Poi però mi ricordo che i mostri sono ancora più pericolosi, quando hanno paura”

“Lui dà sempre corda alle persone, perché si impicchino da sole.”

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