Pensieri e parole: “Gomorra” di Roberto Saviano.

Oggi siamo in una terra bellissima e tormentata, una terra con così tanto da offrire, ma che è nelle mani sbagliate. Oggi siamo in Campania, siamo a Napoli, siamo in tutto il mondo. Sono in tutto il mondo.

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Titolo: Gomorra
Autore: Roberto Saviano
Pagine: 373
Editore: Mondadori
Voto: 5
Iniziato il: 14/10/17
Finito il: 04/11/17
Trama:

Nell’aprile del 2006 il mondo editoriale italiano è stato sconvolto da un bestseller clamoroso e inaspettato, trasformandosi in poco tempo in un terremoto culturale, sociale e civile: Gomorra. Un libro anomalo in cui Roberto Saviano racconta la camorra come nessuno aveva mai fatto prima, unendo le parole del ricercatore, il coraggio del giornalista d’inchiesta, la passione dello scrittore e, soprattutto, l’amore doloroso per una città da parte di chi vi è nato e cresciuto. Per scriverlo si è immerso nel “Sistema” e a così svelato come, tra racket di quartiere e finanza internazionale, un’organizzazione criminale possa tenere in pugno un’intera regione legando firme di lusso, narcotraffico, smaltimento dei rifiuti e mercato delle armi. Gomorra è un libro potente, appassionato e brutale che affetta il lettore alla gola e lo trascina in un abisso dove nessuna immaginazione è in grado di arrivare.
 
Recensione:

Roberto Saviano ci racconta di un’organizzazione che forse non abbiamo mai capito fino in fondo: la camorra, i suoi modi di agire, la sua organizzazione, i suoi affari.

Parte dal principio, dai Cutolo, dal loro impero e dalla loro decadenza. Tramite dati e intercettazioni mette a nudo il “Sistema” e ce lo descrive nella maniera più cruda e spietata.
Nomi, cognomi, vie, luoghi dove agisce non vengono risparmiati e la grande ricchezza di dettagli rende tutto vero. Tutto.
Nel “Sistema”, ovvero l’organizzazione imprenditorial-criminale che ha reso tristemente nota Napoli, nessuno viene risparmiato, nemmeno donne e bambini. E quando dico “donne” penso sia alle mogli dei boss, sia alle vittime. Penso ad Anna Mazza, la “vedova nera della camorra”, la prima donna condannata per associazione camorristica; penso ad Annalisa, la quattordicenne colpita da un proiettile non destinato a lei, mentre era sotto al suo portone di casa con delle amiche. Penso anche ai ragazzini che vedono come unica via quella di diventare affiliati della camorra, o addirittura boss e vivere nella propria villa.
I dati che questo libro di presenta sono mostruosi: i numeri delle uccisioni, dei quintali di immondizia seppelliti nel territorio campani, dei soldi guadagnati dai clan, delle armi trafficate e della droga smistata. Napoli è un enorme mercato da cui parte ogni tipo di merce destinata all’Europa.
Napoli è anche un porto dove arriva la merce. Come l’immondizia, appunto. Quintali e quintali di immondizia arrivano dal nord Italia, residui di piombo, nafta, mercurio, mischiati alla terra, la terra dei contadini, quella che dovrebbe dare sostentamento alle famiglie. E così crescono anche i morti, i tumori, le malformazioni
Accanto a questi orrori, alle centinaia di vittime della guerra tra i clan Di Lauro e gli Spagnoli, accanto alla normalità anormale di ragazzini che comandano piazze  di spaccio, ci sono messaggi di speranza e Roberto Saviano ci racconta la sua esperienza con don Peppino Diana. Ucciso dalla camorra 1994, don Peppino Diana aveva scritto dei messaggi importanti contro i boss della zona e il ruolo che secondo lui, la chiesa, avrebbe dovuto avere: niente comunione per loro, non battezzare bambini con padrino un camorrista. E bum. Morto.
Più scalpore fece la storia della maestra d’asilo che, testimone di un omicidio compiuto da un camorrista, testimonia contro di lui e la sua vita si trasforma radicalmente.

La speranza c’è, in una città, in un mondo così largamente corrotto. Sono poche le voci che osano dissentire e alzare il tono, per gridare che loro non sono d’accordo, che non vogliono fare parte del Sistema, che Napoli e il mondo sono pronti a difendersi.
La voce di Roberto Saviano è una delle più forti.
 

Citazione preferita: Io so qual è la vera Costituzione del mio tempo, qual è la ricchezza delle imprese. So in che misura ogni pilastro è il sangue degli altri. Io so e ho le prove. Non faccio prigionieri.

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